Tutti i veri coloristi di fumetti sanno (o dovrebbero sapere) che colorare non significa solo abbellire i disegni, ma soprattutto
contribuire a raccontare una storia. Il colore è uno strumento potentissimo per veicolare le emozioni, in modo -per così dire- anche un po' subliminale. Un esempio da manuale dell'applicazione di questo concetto l'ho trovato oggi nell'
episodio 34 del webcomic italiano
Davvero (lo ricordate? Ne avevo parlato
qui e
qui).
La storia inizia con la protagonista al settimo cielo (non aggiungo dettagli per evitare spoiler) e proseguono con una "doccia fredda", che fa piombare la protagonista nella disperazione più cupa.
Questa transizione emotiva è espressa, oltre ai disegni ed ai testi, anche con un
uso magistrale del colore: tinte calde e sature (piene di vita ed allegria) per la prima tavola, seguite da colori freddi e spenti quando si capisce che c'è qualcosa che non va, per poi passare ai toni di grigio (che nel giro di tre vignette perdono persino le ombreggiature, rimanendo piatti) e finire con un tetro bianco e nero sempre più carico di ombre.
E pensare che, nella
fiction, dalla prima tavola sarà trascorsa si e no mezz'ora!
Ecco, per come la vedo è dai tocchi di classe come questi che si riconoscono i veri professionisti!